Vivienne: Mi fidavo abbastanza della siepe da fare una doccia nuda sulla loro veranda, finché Lina è comparsa con lo shampoo e ho scoperto che non erano i vicini a mettermi in agitazione.
«Stai cercando di nasconderti dietro la spalla», disse Lina, trovandomi nuda sotto la doccia della veranda, con un gomito puntato verso di lei come una banderuola impazzita. Fino a un attimo prima ero stata felicemente intenta a lavarmi di dosso la polvere della staccionata; poi era comparsa lei. Ora non riuscivo più a ricordare che cosa facesse normalmente la gente con le braccia. «È una spalla sorprendentemente versatile», le dissi. Lei sollevò una bottiglia di shampoo. «Devo lasciarla alla tua squadra di sicurezza?»
La squadra di sicurezza era una siepe. Una siepe considerevole, a dire il vero, che avevo ispezionato da diverse angolazioni prima di spogliarmi. Al di là c’erano alberi e i tetti delle case vicine; alle spalle di Lina, invece, la porta della cucina era spalancata. Avevo messo in conto la possibilità che da qualche parte, oltre i cespugli, esistessero degli sconosciuti a grande distanza. A quanto pare non mi ero preparata all’idea che la mia amica stesse a pochi passi da me, sorridendo mentre l’acqua calda mi scorreva sulla pelle nuda.
«Vuoi che me ne vada?» chiese. Quello mi aiutò più di qualunque rassicurazione sulla siepe. «No. Smetti solo di sembrare così divertita.» Posò lo shampoo a portata di mano, ma io mi allungai per prenderlo nello stesso momento e le nostre dita bagnate si urtarono intorno alla bottiglia. Per poco non la ringraziai due volte. Il sorriso di Lina si fece più dolce. «Hai una foglia attaccata al gomito.» Addio all’idea di sembrare casualmente magnifica. Me la staccai e gliela porsi con tutta la dignità che la situazione consentiva.
Venti minuti prima ero stata fermamente a favore del bagno interno. Avevamo passato il pomeriggio ad aiutare Mark a riparare una staccionata, e avevo terra in posti che non avevano preso parte ai lavori. Lui mi aveva mostrato la doccia esterna come se fosse normale tenere le tubature accanto alle sedie da giardino. La sua fidanzata era uscita con i capelli bagnati e aveva detto: «Provala. C’è l’acqua calda.» Io avevo fatto notare che c’erano anche delle case vicine. Mark aveva fatto il verso della gallina, poi aveva indicato immediatamente il bagno, perfettamente disponibile. Purtroppo, a quel punto, avevo già chiesto un asciugamano.
Spogliarmi aveva richiesto più tempo del necessario perché continuavo a trovare motivi urgenti per ispezionare i cespugli. Poi il primo getto era stato freddo, avevo lanciato un urlo e Mark aveva gridato dalla finestra della cucina: «Che gallina feroce!» Quando l’acqua si era scaldata, però, avevo smesso di essere irritata. Ero rimasta sotto il getto con la testa all’indietro, a guardare una striscia di cielo invece del soffitto del bagno. Le spalle mi si erano rilassate. Per qualche minuto meraviglioso avevo smesso di controllare qualunque cosa. Poi Lina aveva portato lo shampoo e, all’improvviso, mi ero preoccupata della mia postura.
Stava per andarsene proprio quando dal giardino accanto arrivarono delle voci. Mi immobilizzai, con una mano tra i capelli. Anche Lina si fermò ad ascoltare. Qualcuno stava discutendo di una scala con una serietà impressionante. «Non riescono a vedere la doccia», disse piano. «Ma, se vuoi, puoi controllare di nuovo.» Presi in considerazione l’idea di fare un’altra ronda nuda sulla veranda, che sembrava una soluzione piuttosto scadente alla mia preoccupazione di essere visibile. «Mi fiderò della squadra di sicurezza.» Lei indicò la foglia che teneva ancora in mano. «Una delle sue componenti si stava avvicinando parecchio a te.» Scoppiai a ridere così forte che mi entrò dell’acqua nel naso.
Dopo che fu rientrata, mi sciacquai i capelli e mi accorsi che guardavo verso la porta invece che verso la siepe. Era un’informazione imbarazzante da avere su me stessa. Mi piaceva il calore spontaneo di Lina; mi piaceva anche il fatto che si fosse accorta di me senza trasformarmi in uno spettacolo. Quando tornò a prendere i sandali, non mi misi di profilo. «Va meglio?» chiese. Mi spostai i capelli bagnati dal viso. «A quanto pare mi servivano una consegna di shampoo e un incidente di giardinaggio.» Lei sorrise. «Servizio completo.»
Spensi l’acqua e allungai la mano verso l’asciugamano. Poi lo lasciai sulla sedia. Le assi erano calde sotto i miei piedi e, per una volta, non avevo alcun motivo pratico per affrettarmi. Mark comparve sulla soglia con tre bicchieri di limonata, si accorse che ero ancora lì nuda e tenne gli occhi sul mio viso. «La doccia si è rotta?» «No. Sto lasciando che la siepe si guadagni il suo mantenimento.» Lui rise e posò il mio bicchiere a portata di mano. Lina si sedette sul gradino accanto alla porta, lasciandomi tutto lo spazio necessario. Alla fine raccolsi l’asciugamano, lo piegai sulla sedia e mi ci sedetti sopra. «Oh, resti?» chiese. «Per un minuto», dissi, accettando la limonata. «Ho ispezionato molto attentamente questo panorama. Tanto vale godermelo.»
La squadra di sicurezza era una siepe. Una siepe considerevole, a dire il vero, che avevo ispezionato da diverse angolazioni prima di spogliarmi. Al di là c’erano alberi e i tetti delle case vicine; alle spalle di Lina, invece, la porta della cucina era spalancata. Avevo messo in conto la possibilità che da qualche parte, oltre i cespugli, esistessero degli sconosciuti a grande distanza. A quanto pare non mi ero preparata all’idea che la mia amica stesse a pochi passi da me, sorridendo mentre l’acqua calda mi scorreva sulla pelle nuda.
«Vuoi che me ne vada?» chiese. Quello mi aiutò più di qualunque rassicurazione sulla siepe. «No. Smetti solo di sembrare così divertita.» Posò lo shampoo a portata di mano, ma io mi allungai per prenderlo nello stesso momento e le nostre dita bagnate si urtarono intorno alla bottiglia. Per poco non la ringraziai due volte. Il sorriso di Lina si fece più dolce. «Hai una foglia attaccata al gomito.» Addio all’idea di sembrare casualmente magnifica. Me la staccai e gliela porsi con tutta la dignità che la situazione consentiva.
Venti minuti prima ero stata fermamente a favore del bagno interno. Avevamo passato il pomeriggio ad aiutare Mark a riparare una staccionata, e avevo terra in posti che non avevano preso parte ai lavori. Lui mi aveva mostrato la doccia esterna come se fosse normale tenere le tubature accanto alle sedie da giardino. La sua fidanzata era uscita con i capelli bagnati e aveva detto: «Provala. C’è l’acqua calda.» Io avevo fatto notare che c’erano anche delle case vicine. Mark aveva fatto il verso della gallina, poi aveva indicato immediatamente il bagno, perfettamente disponibile. Purtroppo, a quel punto, avevo già chiesto un asciugamano.
Spogliarmi aveva richiesto più tempo del necessario perché continuavo a trovare motivi urgenti per ispezionare i cespugli. Poi il primo getto era stato freddo, avevo lanciato un urlo e Mark aveva gridato dalla finestra della cucina: «Che gallina feroce!» Quando l’acqua si era scaldata, però, avevo smesso di essere irritata. Ero rimasta sotto il getto con la testa all’indietro, a guardare una striscia di cielo invece del soffitto del bagno. Le spalle mi si erano rilassate. Per qualche minuto meraviglioso avevo smesso di controllare qualunque cosa. Poi Lina aveva portato lo shampoo e, all’improvviso, mi ero preoccupata della mia postura.
Stava per andarsene proprio quando dal giardino accanto arrivarono delle voci. Mi immobilizzai, con una mano tra i capelli. Anche Lina si fermò ad ascoltare. Qualcuno stava discutendo di una scala con una serietà impressionante. «Non riescono a vedere la doccia», disse piano. «Ma, se vuoi, puoi controllare di nuovo.» Presi in considerazione l’idea di fare un’altra ronda nuda sulla veranda, che sembrava una soluzione piuttosto scadente alla mia preoccupazione di essere visibile. «Mi fiderò della squadra di sicurezza.» Lei indicò la foglia che teneva ancora in mano. «Una delle sue componenti si stava avvicinando parecchio a te.» Scoppiai a ridere così forte che mi entrò dell’acqua nel naso.
Dopo che fu rientrata, mi sciacquai i capelli e mi accorsi che guardavo verso la porta invece che verso la siepe. Era un’informazione imbarazzante da avere su me stessa. Mi piaceva il calore spontaneo di Lina; mi piaceva anche il fatto che si fosse accorta di me senza trasformarmi in uno spettacolo. Quando tornò a prendere i sandali, non mi misi di profilo. «Va meglio?» chiese. Mi spostai i capelli bagnati dal viso. «A quanto pare mi servivano una consegna di shampoo e un incidente di giardinaggio.» Lei sorrise. «Servizio completo.»
Spensi l’acqua e allungai la mano verso l’asciugamano. Poi lo lasciai sulla sedia. Le assi erano calde sotto i miei piedi e, per una volta, non avevo alcun motivo pratico per affrettarmi. Mark comparve sulla soglia con tre bicchieri di limonata, si accorse che ero ancora lì nuda e tenne gli occhi sul mio viso. «La doccia si è rotta?» «No. Sto lasciando che la siepe si guadagni il suo mantenimento.» Lui rise e posò il mio bicchiere a portata di mano. Lina si sedette sul gradino accanto alla porta, lasciandomi tutto lo spazio necessario. Alla fine raccolsi l’asciugamano, lo piegai sulla sedia e mi ci sedetti sopra. «Oh, resti?» chiese. «Per un minuto», dissi, accettando la limonata. «Ho ispezionato molto attentamente questo panorama. Tanto vale godermelo.»
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